Multe per eccesso di velocità | Risarcimentofacile.it

MULTA PER ECCESSO DI VELOCITÀ

Anche su un rettilineo deserto, una multa per eccesso di velocità non può essere impugnata

Anche se il limite è stato superato di poco e trattasi di una strada diritta e semi-deserta, la multa non può essere contestata dunque va pagata. Si tratta di quanto ribadito dalla Cassazione con l’ordinanza 12629/19 depositata il giorno 13 maggio 2019.

Il giudice di Pace di Venafro, aveva precedentemente accolto l’opposizione avanzata da un automobilista in riferimento al verbale di contestazione della violazione dell’art. 142, comma 8, del codice della strada, rilevata con l’autovelox, e il Tribunale di Isernia nel 2017 aveva confermato che la multa risultava nulla, respingendo l’appello presentato dal Comune di Sesto Campano che aveva elevato la contravvenzione: i giudici avevano concluso che il superamento del limite, data l’esiguità della velocità eccedente (26 km/h, rispetto al limite di 50 km/h) e le circostanze di tempo e luogo (orario di traffico scarso e strada ampia e rettilinea), non aveva rappresentato un reale pericolo, mettendo a rischio l’incolumità pubblica e privata.

Il Comune molisano ha quindi ricorso per Cassazione reclamando la violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 cod. civ., 3 I. n. 689 del 1981. Il riconoscimento della buona fede del trasgressore è stata confutata per la presunzione di colpa gravante su di lui e l’assenza di prova degli elementi “positivi” idonei a superare tale presunzione.

Gli Ermellini rammentano che affinché si prospetti l’illecito amministrativo, ai sensi dell’art. 3 I. n. 689 del 1981, è necessaria e sufficiente la coscienza e volontà della condotta attiva o omissiva, senza che occorra la concreta documentazione del dolo o della colpa, giacché la norma pone una presunzione di colpa in ordine al fatto vietato a carico di colui che lo abbia commesso, riservando poi a questi l’onere di provare di aver agito senza colpa. 

Secondo la Cassazione, da un lato non è ammissibile il giudizio di “pericolosità in concreto” della condotta del trasgressore, e, dall’altro lato, l’esimente della buona fede, applicabile anche all’illecito amministrativo, rileva come causa di esclusione della responsabilità amministrativa solo quando siano presenti elementi positivi idonei a ingenerare nell’autore della violazione la certezza della liceità della sua condotta e risulti che sia stato fatto il possibile per conformarsi al precetto di legge, onde nessuna contestazione possa essergli mossa.

Il ricorso del Comune è stato quindi accolto, con rinvio al Tribunale di Isernia, in diversa composizione, per la definizione della causa.

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